Momo – Monica Manzone

Avvocata di famiglia, parole e cura

Un matrimonio su due finisce. Ma cosa finisce davvero?

In Italia circa un matrimonio su due si conclude con una separazione e, successivamente, con il divorzio.
Secondo i dati Istat, la percentuale si avvicina al 50%. Un numero che colpisce, che spaventa, che fa parlare di “fallimento” della famiglia.

Eppure le persone continuano a sposarsi. Continuano a innamorarsi. Continuano a credere nel “per sempre”.

Forse il problema non è il desiderio di stabilità.
Forse il problema è che nessuno ci insegna cosa viene dopo l’innamoramento.

L’innamoramento è una fase potente, quasi biologica. È proiezione, idealizzazione, promessa.
La relazione, invece, è competenza: comunicazione, gestione del conflitto, capacità di restare quando l’altro smette di essere perfetto.

Molte coppie non si separano perché non si amano più.
Si separano perché non hanno strumenti per attraversare il conflitto.

Ed è qui che spesso accade qualcosa di interessante – e doloroso.
Le stesse dinamiche che hanno reso fragile la relazione diventano ancora più evidenti nella separazione: difficoltà nel dialogo, incapacità di assumersi responsabilità, bisogno di vincere invece di comprendere.

La separazione, allora, non è solo la fine di un amore.
È la lente che ingrandisce ciò che nella coppia non ha funzionato.

Come affrontare una separazione in modo sano

Separarsi è un passaggio complesso.
Non è solo un atto giuridico: è un processo emotivo, economico e familiare.

Eppure ci sono alcuni punti fermi che possono fare la differenza.

Accettare la separazione come una fase, non una guerra

La separazione non è una competizione.
Non esiste un vincitore. Quando la relazione diventa un campo di battaglia, soprattutto se ci sono figli, perdono tutti.

Separarsi significa ridefinire i ruoli, non distruggere l’altro.

Distinguere il piano emotivo da quello giuridico

La rabbia, la delusione, il senso di fallimento sono naturali.
Ma il diritto non può essere usato per punire l’ex partner.

Un buon accordo di separazione non serve a “regolare i conti”, ma a costruire un nuovo equilibrio sostenibile nel tempo.

Proteggere i figli dal conflitto

Quando ci sono figli, la priorità è la loro stabilità emotiva.

I figli non devono scegliere.
Non devono essere messaggeri.
Non devono assistere a delegittimazioni reciproche.

La separazione della coppia non deve trasformarsi nella rottura della genitorialità.

Non trasformare la separazione nella propria identità

Una separazione non definisce il valore di una persona.
Non è una sconfitta personale. È una trasformazione.

Molte relazioni finiscono non perché siano state inutili, ma perché hanno compiuto il loro percorso.

Conclusione

Se è vero che un matrimonio su due finisce, forse la domanda non è “perché le persone continuano a sposarsi?”, ma: siamo davvero preparati a costruire una relazione nel tempo?
E, se necessario, siamo preparati a chiuderla con responsabilità?

La fine di una relazione può essere un fallimento.
Oppure può essere un passaggio di crescita.

Dipende da come la si attraversa.

4 risposte a “Un matrimonio su due finisce. Ma cosa finisce davvero?”

  1. Avatar Federico Genovese
    Federico Genovese

    Bellissimo articolo che non si ferma solo al dato, ma va oltre. Mi ha permesso una bella riflessione e uno sguardo al passato, conoscendo le difficoltà e la forza di affrontarle dei miei genitori, e al futuro, nel mio fidanzamento con Maria. Oggi più che mai è doveroso interrogarsi, passiamo anni a studiare: scuola, università, corsi di formazione sul lavoro, geopolitica…
    Ma in quanto a relazioni affettive pensiamo di essere tutti già esperti, professori, capaci di dare consigli (spesso sbagliati). Grazie Momó per questo interessantissimo articolo, nella speranza possa essere un seme che da frutto.

    1. Avatar Momò

      Grazie di cuore per queste parole.
      Se l’articolo ti ha fatto guardare indietro, ai tuoi genitori, e avanti, al tuo cammino con Maria, allora ha già fatto molto più di quanto potessi sperare.
      Hai ragione: studiamo per anni tutto ciò che è esterno a noi — professioni, strategie, scenari internazionali — ma raramente impariamo a studiare le relazioni. Eppure ogni giorno siamo immersi nel nostro essere in relazione con qualcuno.
      Forse non si può diventare “professori” in amore, ma si può diventare più consapevoli, più attenti e, soprattutto, più costruttori.
      Nel mio lavoro incontro coppie che scelgono di interrompere il loro cammino. Quel dolore merita rispetto, accoglienza, studio e professionalità. Perché anche quando una relazione finisce, resta la responsabilità di come la si attraversa.
      Se questo articolo è stato anche solo un piccolo seme di riflessione, allora ne sono felice.
      Grazie per il tempo che mi hai dedicato.
      Momò 🌿

  2. Avatar Patrizia
    Patrizia

    Forse i matrimoni finiscono perché si è intrappolati nell’idea statica della relazione invece di pensare che occorre relazionarsi , cioè creare ponti invece che strade

    1. Avatar Momò

      Da avvocata ti dico che questa immagine è molto vera… ma solo in parte.
      Nella mia esperienza, i matrimoni non finiscono solo perché si smette di costruire ponti, ma perché – a un certo punto – quei ponti vengono attraversati da uno solo.
      La relazione non è mai statica, è fatta di equilibri che cambiano nel tempo.
      Il problema è quando il cambiamento non è condiviso.
      E lì non è più una questione di strade o ponti: è una questione di distanza

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